#10yearschallenge: come i brand si sono rifatti il look

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Le mode sui social sono tanto travolgenti quanto passeggere. Chi non ha regalato il proprio like alla foto dell’uovo per il record di mi piace su Instagram? Il web è comunità, soprattutto se si tratta di iniziative utili per staccare un po’ la spina dalla propria quotidianità.

Tutti abbiamo un lavoro da provare a mantenere a tutti i costi, nonostante l’eterna sfida con la propria sveglia ogni singola mattina. Ciò non vuol dire che sui social non ci si possa regalare momenti di distrazione con qualche challenge pronta a fare il giro del mondo.  Qualche nome? L’ice bucket challenge, la kiki challenge o la 10 years challenge che proprio in questi giorni sta dilagando. Dal 2009 al 2019 sono cambiate tante cose, a cominciare dall’aspetto delle star. Sono state loro a dare il via alla sfida, condividendo scatti di dieci anni fa e confrontandoli alla loro immagine d’oggi. Sono cambiate, certo, ma non tutte: basti pensare a Natalie Imbruglia e ai commenti stupefatti che ha raccolto. Ma non sono solamente i vip, ad essersi evoluti e ad essere cresciuti: l’hanno fatto anche i brand. Hanno osato, hanno interpretato i tempi, a volte hanno forzato la loro mano pur se questo ha scatenato una tempesta di commenti negativi, e dato il via ad una lunga serie di meme. Ad esempio, siate onesti, a cosa vi fa pensare il logo di Airbnb? Il cambiamento è avvenuto nel 2014 e ha infiammato il web, con fotomontaggi ironici e altri persino “oltraggiosi”.

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Ma modificare la propria facciata è importante non soltanto per le aziende di recente fondazione, abituate a dialogare con un pubblico giovane, che vive in un mondo del lavoro fluido. Sapere quando cambiare e adattarsi è fondamentale anche per i brand storici: lo ha dimostrato nel 2016 Enel, quando ha proposto il quinto logo della sua lunga storia. Giovanile e variopinto,  ha scatenato svariate critiche sul web. Qualcuno lo ha anche paragonato a quello di Google ma, come sempre, dopo qualche settimana il caso è rientrato.

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Ci sono poi ambiti in cui cambiare è particolarmente difficile. Lo ha provato sulla sua pelle la Juventus, che si si è ritrovata a dover fronteggiare le critiche della propria base di tifosi italiani, che hanno mal digerito l’addio allo storico logo. Un pezzo della propria storia messo da parte per un logo decisamente più facile da piazzare sul mercato, con l’accusa di aver dato un calcio (letteralmente) ad un passato glorioso. Come fece la celebre squadra bianconera, che da un disegno complesso ma ricco di significato è approdata all’esaltazione della sintesi, con la sua gigantesca J, ha fatto Netflix con la sua N. Dopo aver fatto campeggiare il nome del proprio brand ovunque e per anni, la compagnia ha raggiunto chiunque, utilizzatori e non. Così come Blockbuster, ormai tutti sanno cos’è Netflix. Nel 2016 si è dunque ragionato su uno stile più sobrio, incontrando l’apprezzamento dei fan che – quella N gigante – l’hanno amata fin da subito.

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Sul finire del 2018 anche Uber ha operato dei cambi, ridisegnando la propria app e proponendo un nuovo logo. Per quanto in America la diffusione del servizio sia in costante crescita, in Europa occorre ancora fare i conti con il regno dei tassisti. In attesa di esplodere definitivamente al di fuori degli Stati Uniti, meglio rendere il simbolo il più riconoscibile possibile, con tanto di carattere dedicato, proprio come i big boys della Silicon Valley.

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